Frammenti di umanità suburbana

31 Ottobre 2007 Commenti chiusi

Il poliziotto di condominio

A Milano tutto era stato messo sotto controllo: telecamere dappertutto, tantissime guardie. Ma nonostante tutti gli sforzi, i furti e i vandalismi erano all’ordine del giorno. Per un ladro arrestato se ne contavano altri quattro in giro; le carceri erano strapiene, non si sapeva più dove metterli: qualcuno diceva che ogni quartiere avrebbe dovuto avere il suo carcere. Il fatto è che molta gente doveva vivere con poco, mentre c’era poca gente che aveva tanto, c’era poco lavoro e pagato male. Le zone erano continuamente pattugliate; oltre a un poliziotto permanente di quartiere, era stato messo pure il poliziotto di condominio. Un giorno nell’appartamento di un palazzo di Via Venini ci fu un furto. Nessuno si accorse di niente tranne i proprietari, quando videro l’appartamento vuoto. E chiesero al poliziotto: "Come mai?" E quello rispose: "Eh! non è facile controllare notte e giorno un palazzo, io lo dico tante volte alle riunioni di condominio, ci vorrebbe una guardia per ogni piano! Cosa pensate, che io non debba avere nemmeno un attimo di riposo e che possa stare in guardia notte e giorno? E poi con quei quattro soldi che mi date!"

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Hanno la faccia come il …

1 Ottobre 2007 Commenti chiusi

comunicato congiunto della sinistra in zona 2 – Rifondazione comunista – Sinistra democratica – Verdi – Comunisti italiani – lista Fo

Martedì 18 settembre 07 il consiglio di zona 2 ha approvato una mozione di censura nei confronti del presidente della commissione urbanistica; è l’ennesimo episodio che dimostra la pochezza e l’inesistenza del centrodestra nel nostro territorio e nella città.

La censura era, come al solito, una conseguenza della divisione all’interno della maggioranza sui megabox sotterranei (in questo caso via dei transiti: un enorme buco di 20 metri con quasi 400 box che distruggerebbe gli unici giardini del quartiere, mettendo in pericolo i caseggiati limitrofi); questo e altri box sono stati bocciati nei mesi scorsi, isolando Forza italia e Lega che infischiandosene dicono sempre sì alle richieste cementizie dei costruttori (siano box, centri commerciali, nuovi interventi abitativi o trasformazioni da uso artigiano-industriale a residenziale).

Coerenza vorrebbe che si prendesse atto della situazione: qualcuno desse le dimissioni.
Niente, sedere incollato alle poltrone e avanti come prima. La situazione è ancora più grave perchè nei giorni scorsi Palazzo Marino ha approvato due megaparcheggi (via Varanini e via Tarvisio) infischiandosene della bocciatura del consiglio di zona 2 e delle proteste dei residenti; da sottolineare l’assenza sia del presidente del consiglio che della commissione urbanistica che avrebbero dovuto rappresentare la volontà contraria delle istituzioni e dei cittadini.

Inoltre, come al solito, Forza italia, ha abbandonato l ultima riunione della commissione commercio, per non essere messa in minoranza in due votazioni che riguardavano:
- una mostra fotografica sulla cultura dei mercati nel mondo da collocare nei due mercati comunali di viale Monza, come segno di rilancio e di immagine positiva di queste due strutture pubbliche
- una ricerca e relativo convegno riguardante il commercio al dettaglio arabo e orientale con l’intento di valorizzare e associare questo importante settore produttivo e multietnico del nostro territorio.

L’antipolitica acquista consenso per via di un ceto politico inconsistente e subalterno a chi comanda sul serio in questa città.
Già il decentramento a Milano non ha poteri, a differenza di altre città (sono dieci anni che le zone aspettano deleghe e funzioni); quando riesce a farsi interprete della volontà dei propri abitanti, come in questo caso, viene snobbato e trattato con fastidio dal centrodestra i cui esponenti non hanno nemmeno la dignità di dimettersi.

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Palazzo Marino in stato confusionale

21 Giugno 2007 Commenti chiusi

Ne stanno succedendo di cotte e di crude; la politica mai come in questo momento sta dimostrando la sua pochezza.
A Roma dalle intercettazioni telefoniche è arrivata la conferma di quanto già si sapeva: due anni fa fu tentato un accordo di potere trasversale per spartirsi banche, assicurazioni, giornali e televisioni; protagonisti Unipol e Banca popolare di Lodi, sponsor neanche tanto occulti D’Alema e Berlusconi; che certi affari li faccia il padrone di Fininvest, utilizzando palazzinari, immobiliaristi e finanzieri non ci stupisce, che li facciano i Ds utilizzando e strumentalizzando un pezzo di movimento cooperativo degenerato in lobbie dedita a speculazioni riesce ancora a sorprenderci.
A Milano una sindachessa messa sotto accusa per sprechi, candidati trombati che vanno a fare i dirigenti comunali a 200 mila euro all’anno, direttori generali (passati dai 13 ai tempi di Albertini ai 22 attuali), dirigenti e consulenti che costeranno a noi contribuenti un totale di 48 milioni di euro; funzionari comunali (controllori) che prendono gettoni di migliaia di euro dai costruttori di parcheggi (controllati); società comunali con i consigli d’amministrazione occupati dai partiti di maggioranza con indennità stratosferiche e conseguenze gravi per il normale cittadino: sempre più code e lunghe attese per prendere il tram o l’autobus (un bilancio in pareggio dell’Atm a scapito di utenti e stipendi di manovratori e autisti) con la città bloccata da un numero sempre maggiore di macchine; fusioni supermiliardarie tra l’Aem milanese e bresciana e la bolletta di luce, gas e rifiuti in aumento; la banda larga di Metroweb, dopo anni di scavi sui nostri marciapiedi, svenduta ad un fondo estero e poi affittata a peso d’oro a Telecom.
Niente male come bilancio del primo anno di attività della nuova giunta; in compenso quest’ultima fa pochissime delibere, non lavora, vegeta: ci pensano i privati a costruire e cementificare, sono loro che, approfittando della bolla del mattone, decidono il futuro urbanistico e non solo della città; una volta almeno c’erano Pirelli e Falk, Alfa e Innocenti, operai, tecnici e impiegati che con accordi e contrapposizioni creavano una città più equilibrata e solidale; ora c’è una città piena di cantieri dove si costruiscono sempre le stesse cose (tanta residenza libera speculativa, tanti centri commerciali, poca convenzionata, nessuna residenza pubblica) e dove lavorano immigrati clandestini gestiti da agenzie di caporalato a 3 euro all’ora.
……
Consiglio di zona 2 sull’orlo di una crisi di nervi
Nella seduta di martedì 12 giugno al cdz 2 si è arrivati alla farsa.
Dopo aver bocciato quattro megaparcheggi sotterranei nelle settimane scorse (tra cui quello nella piazzetta di via dei transiti grazie soprattutto alla mobilitazione dei residenti) e approvati due (sul piazzale Martesana e in via Mosso a ridosso del Trotter, vedi le proteste delle scuole del parco) si doveva discutere quello di via Rucellai. Grazie anche al lavoro martellante condotto da alcuni consiglieri di opposizione che hanno anche utilizzato materiale sistematizzato in alcuni libri dove ad esempio la vicenda del piano parcheggi viene presentata come una nuova “tangentopoli alla meneghina” con protagonisti Albertini, dirigenti comunali, ditte costruttrici come la Quadrio Curzio attiva particolarmente nella nostra zona, la maggioranza di centrodestra non esiste più: An e Udc votano quasi sempre contro, Fi e Lega a favore dei costruttori; la seduta si è conclusa con questi ultimi che hanno fatto mancare il numero legale per non votare la probabile bocciatura di via Rucellai.
Dopo la mozione di censura presentata dalla capogruppo di An nei confronti del presidente della commissione urbanistica (Fi) per le sue dichiarazioni su via dei transiti, i tentativi del presidente leghista (quattro mila euro al mese di indennità) di zittire la rappresentante di An, l’abbandono dell’aula è la rappresentazione della resa e della inutilità di questa maggioranza.
Segnaliamo infine, quello che per noi è uno dei pochi fatti positivi della politica nella nostra zona: sinistra democratica (la sinistra Ds che non entrerà nel partito democratico), verdi, Comunistiitaliani e lista Fo, grazie anche al ruolo svolto da Martesanadue, hanno iniziato un lavoro comune (la prossima riunione mercoledì 20 giugno presso la nostra sede) a partire dalla realtà di questo territorio e della sua gente che non ne può più.

Solo 1000 euro o ben di più?

22 Maggio 2007 Commenti chiusi

1.000 euro!, è questo il costo medio di una riunione di commissione del nostro consiglio di zona, i conti sono presto fatti, ogni consigliere di zona presente alla riunione riceve un gettone (al netto) di poco meno di 50 euro, normalmente i consiglieri che partecipano non superano la ventina, 20 x 50 = 1.000 euro.

E’ quello, che si definisce il “costo della politica”, forse troppo elevato ai livelli più alti, sicuramente ridotto a quelli più bassi, in ogni caso costo indispensabile per la nostra democrazia, altrimenti farebbe “politica” e deciderebbe per tutti gli altri solo chi avesse i soldi ed il tempo per dedicarvisi, gli altri, i non ricchi o benestanti, in altri termini chi deve lavorare per vivere, ne sarebbe escluso a priori!

Ciò precisato, è ovvio che gli sprechi od i costi inutili sono da evitare anche ed a maggior ragione nella vita politica ed eccoci al punto!

Lo scorso 19 aprile si è tenuta una riunione della commissione cultura del nostro consiglio di zona con all’ordine del giorno la programmazione annuale (2007) delle biblioteche zonali; per chi non lo sapesse due sono le biblioteche presenti in zona, quella di Crescenzago e quella di viale zara, le quali, oltre a fornire un servizio di consultazione e prestito di pubblicazioni, organizzano anche conferenze, spettacoli e corsi sia per adulti che per bambini svolgendo, così, un’importante funzione culturale ed aggregativa che si definisce anno per anno proprio in questa programmazione.

La programmazione proposta alla commissione è stata valutata ed approvata, e sino a qui tutto bene, non fosse che già nello scorso dicembre si è tenuta un’altra riunione della stessa commissione con lo stesso ordine del giorno e finita, anch’essa, con l’approvazione della programmazione delle biblioteche!; la riunione del 19 aprile è stata, quindi, una “replica”, con i connessi costi sopra evidenziati, di quella di dicembre!, come è potuto accadere ciò?

A dicembre le “biblioteche” avevano presentato una programmazione, come detto approvata in commissione, che ipotizzava un costo massimo di 12.000 euro, la programmazione approvata il 19 aprile stanzia la cifra di soli 5.601 euro! ciò perché nel bilancio preventivo 2007 del comune per le biblioteche di zona 2 i 12.000 euro non c’erano!, da qui la necessità di riconvocare la commissione per approvare una programmazione in “linea” coi fondi realmente a disposizione; ma come mai si è, inutilmente, discusso a dicembre sulla base di questi fantomatici 12.000 euro!

Le biblioteche, in commissione, hanno sostenuto che la zona 2 aveva detto che potevano predisporre una programmazione annuale per una spesa massima di 12.000 euro; il presidente del consiglio di zona non conferma questa versione contestando che la programmazione doveva essere suddivisa in 2 semestri, rinviando eventuali ulteriori spese che oltrepassavano la cifra di 6.000 euro (cioè quanto speso nel 2006 per le nostre biblioteche) al 2′ semestre cioè dopo l’approvazione del bilancio preventivo del comune per il 2007 (avvenuta ad aprile) e la verifica di quanto vi fosse stanziato per le biblioteche e che l’errore è stato quello di convocare la riunione di commissione a dicembre con un ordine del giorno sbagliato, programmazione annuale invece che relativa al solo 1′ semestre!

Difficile, quando vi sono più versioni e punti di vista, stabilire le responsabilità e comprendere chi “ha capito male”, chi “non si è spiegato bene” e chi “doveva controllare e non l’ha fatto”, certo alla fine un “capro espiatorio” qualcuno lo potrebbe anche trovare, arrivando, speriamo di no!, a dare la “colpa” all’impiegato che ha materialmente predisposto la lettera di convocazione con l’ordine del giorno ritenuto sbagliato, ma il problema è ben altro!

L’episodio di questa doppia convocazione infatti, è dovuto ed è esempio lampante delle conseguenze della mancata attribuzione di “poteri” alle zone, di quel fantomatico decentramento sempre annunciato e mai realizzato!

Sino a che le zone non potranno gestire autonomamente il loro bilancio resteranno istituzioni di scarsa rilevanza ed efficacia concreta; chiariamo!, “non si vuole la luna”, ma almeno che una volta stabilito a livello comunale quanti soldi si possono dare alle zone, queste ultime possano decidere dove e come sia meglio spenderli.

Nel caso specifico, la volontà dei consiglieri di zona di prestare attenzione ed incrementare le risorse per le meritorie attività delle biblioteche è risultata evidente nella riunione di dicembre ove una larghissima e trasversale maggioranza aveva approvato la programmazione sino a 12.000 euro, ma poi “qualcun’altro” ha deciso che 12.000 euro erano troppi!

Questo è il problema ed è ben più grave dei 1.000 euro sprecati e la domanda conseguente è: ma a parte le “parole” e le “dichiarazioni di intenti”, ha, questa amministrazione comunale, la volontà di decentrare realmente competenze e risorse alle zone?

Sono, ormai, molti anni che se ne discute, ma “nulla si muove”, e detto che non è molto gratificante per chi lavora all’interno del consiglio di zona rendersi conto che, spesso, si “gira a vuoto”, ve lo garantisco per esperienza personale; credo che anche per i cittadini l’essere chiamati ad eleggere i propri rappresentanti in una istituzione, creata per essere vicina alla popolazione e meglio rappresentarne sensazioni e umori, e poi constatare che essa ha scarsissimi poteri reali, rappresenti soltanto un esercizio puramente teorico di una partecipazione democratica sempre più chimera!

Una cosa, comunque, è certa, in questo caso le responsabilità sono chiaramente ascrivibili; è ormai più di 10 anni che il centrodestra governa Milano, in questo periodo nulla è stato fatto per attuare il decentramento!, come diceva qualcuno tempo fa “MEDITATE GENTE, MEDITATE”!
Riferimenti: Martesana Due

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L’"Orchestra di via Padova"

22 Maggio 2007 Commenti chiusi

L’aria è densa, in via Padova. Dei colori, degli odori, dei suoni che raccontano il mondo. È come girarlo tutto nello spazio di poco più di tre chilometri: si legge il cinese e il giapponese sulle insegne, si respira l’odore dei kebab, si odono i ritmi dell’arabo e dello spagnolo, mescolati a quelli dell’italiano e di tanti suoi dialetti.

Ma è densa, pure, della paura e della rabbia di chi si sente minato dall’illegalità e dal degrado. Perchè cè di tutto in via Padova. Anche lo spaccio, la prostituzione, i cumuli di rifiuti. E mentre il sindaco Moratti promette una “rivoluzione antidegrado” basata sull’”inasprimento dei controlli”, c’è chi punta sull’integrazione e dice di non voler parlare di politica. È il caso di Massimo Latronico, trentottenne insegnante di musica della scuola “La Nuova Musica” di via Premuda, che ha fondato e dirige la prima orchestra multietnica di Milano: l’”Orchestra di via Padova”, manco a dirlo. Un allegro clan di musicisti, che, partendo da Ucraina, Romania e Moldavia, passando per l’Italia, il Marocco e il Burkina Faso, arrivando fino a Cuba, Perù e Brasile, suonano le loro note dal mondo qui, in via Padova.

Come nasce l’idea dell’”Orchestra”?
Quando due anni fa mi sono trasferito in via Padova, sono rimasto colpito da tutta la ricchezza culturale presente. Troppo spesso adombrata dalla sola immagine di abbandono, se non addirittura ignorata. Un’orchestra poteva essere un modo per farla conoscere.

Come hai scelto i musicisti?
Non c’è stata un’audizione. Ho chiesto in giro, ho diffuso la voce, e “qualche” adesione è arrivata.

Abitate tutti in via Padova?
No, non tutti. C’è chi abita dall’altra parte della città.

Perché, allora, questo nome?
Perchè artisticamente nasciamo in via Padova. Anche influenzato dall’”Orchestra di Piazza Vittorio”, formatasi a Roma qualche anno prima di noi, mi son detto: “Perchè non via Padova? È una delle vie più multietniche di Milano”. E poi qui ci riuniamo, una volta a settimana, per provare.

Dove?
Finora siamo stati ospiti della scuola dove insegno. Ma dobbiamo al più presto trovare un altro posto. E non è semplice…

E il Comune?
Chissà… Recentemente ci ha offerto l’opportunità di esibirci all’interno della rassegna “Vedere i suoni”…

Ma non vi ha sostenuti.
No. Il mio progetto è riuscito a decollare grazie all’interessamento dell’Arci e a un fondo stanziato dalla Provincia. Una somma irrisoria, ma sufficiente per cominciare.

Parlami di voi.
Siamo tredici musicisti professionisti. Qualcuno, come Eduardo, il chitarrista, in musica si è laureato, Raffaele, si è diplomato in tromba al conservatorio “G. Verdi”, dove Stefano, il clarinettista, ha insegnato. E Yamil, il percussionista, è addirittura figlio d’arte. Ma per la maggior parte di noi c’è il problema del riconoscimento, in Italia, del titolo di studio. E così, nonostante la formazione, molti suonano in strada, come il clarinettista Mitica e il fisarmonicista Kostantino, che tutte le mattine va fino a Varese per sbarcare il lunario. O lavorano part-time: Aziz, il cantante, fa il magazziniere. E la cantante, Tatiana, fa le pulizie…

La difficoltà maggiore?
Certamente l’impresa è quella di mettere insieme i linguaggi musicali. In ogni cultura c’è un modo diverso di intendere i tempi, di pronunciare le note, di abbellire i fraseggi su uno strumento. Ma basta trovare un codice per offrire la sintesi delle parti. Così l’orchestra diviene una sorta di laboratorio sociale.

Quale messaggio volete dare?
Un messaggio di musica di insieme e di integrazione vera. Che non è livellamento e spersonalizzazione, ma si realizza rispettando e preservando i costumi, la cultura di ciascuno. Gli strumenti che suoniamo sono quelli tipici della terra di ognuno e le parole sono delle nostre diverse lingue. Abbiamo inciso un brano in ucraino, uno in arabo…

E in italiano?
Sì, ne faremo anche in italiano.

Adesso a cosa state lavorando?
A un brano col testo in arabo su base musicale di matrice ebrea.

E dici non voler fare politica?
Per me l’importante è sottolineare ciò che di positivo c’è in questo quartiere. E ce n’è tanto. Ad esempio, l’associazione “La casa della carità” e quella “Amici del Trotter”. E il Parco Trotter stesso, un’isola felice tra le due direttrici di via Padova e viale Monza, rispettato da tutti. Io provo a dare il mio contributo, attraverso il mio lavoro e il linguaggio della musica, che è universale.
Riferimenti: Martesana Due

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Spettri

22 Maggio 2007 Commenti chiusi

Spesso, in questi ultimi tempi, mi tornano alla mente le fiabe ascoltate da bambina. Erano immancabilmente costruite sulla contrapposizione tra bene e male, quest’ultimo immancabilmente personificato da pericolose donne, streghe o matrigne, e da minacciosi uomini neri. Nell’iconografia popolare le donne e gli uomini neri, cioè gli stranieri, gli immigrati, i diversi da noi, hanno sempre rappresentato e continuano a rappresentare il male, inesorabile e senza scampo. Nella settimana della passione, alla vigilia della festa che celebra il trionfo della vita sulla morte ed esorta gli animi alla compassione e all’accoglienza, nelle stanze della Commissione commercio, artigianato e orientamento professionale venivano agitati, ancora una volta, con ostinazione e pervicacia, gli antichi bau bau. Però anche il più modesto e consumato degli spettacoli può riservare sorprese e allora … colpo di scena: il grido di allarme non proveniva dalle fila della destra, ma da un manipolo di uomini dell’ulivo.

Già, l’ulivo, simbolo di pace e di riconciliazione. Ironia della sorte.

Ed ecco risuonare nell’aria domande inesprimibili. Perché i commercianti italiani che gestiscono piccoli negozi stentano a stare a galla e spesso sono costretti a chiudere, mentre proliferano le attività, talvolta analoghe, aperte da immigrati?

Perché la stazione centrale non viene “militarizzata” (il termine è mio, ma rispecchia il concetto espresso) per neutralizzare la presenza degli odiosi extra comunitari?

Un cittadino presente ai lavori faceva sentire la sua voce e affermava che alle persone extracomunitarie, per toglierle dalla strada, bisogna fornire luoghi di aggregazione. Ma il sollievo per quella che sembrava una proposta sensata e scevra di diffidenza o rifiuto si è subito raggelato. Il solerte cittadino pensava infatti a strutture affini ai centri di permanenza temporanea che, come noto, imprigionano, escludono più che accogliere.

L’imperativo categorico è far sparire gli stranieri dalla nostra vista, come se noi Italiani e Italiane non fossimo mai stati stranieri in qualche luogo della terra e non avessimo costruito le nostre “little Italy”. Metterli in qualche posto sicuro, da cui non possono in alcun modo scappare, il più lontano possibile dalle nostre case, dai nostri negozi, dai nostri giardini, dalle nostre strade, dalle nostre linde vite.

Un consigliere di Forza Italia ammoniva che l’elettorato è italiano; come dire che solo i cittadini e le cittadine di conclamata origine italiana vadano servite.

I programmi elettorali dei partiti che si apprestano alle votazioni amministrative di maggio pullulano di promesse su iniziative a favore della sicurezza. Il tema è trasversale a quasi tutte le forze e gli schieramenti. Si organizzano marce, manifestazioni, presidi contro questa o quella etnia.

Finiremo con il rinchiuderci in una fortezza aspettando il nemico invisibile come il capitano Drogo ne “Il deserto dei tartari” e ci consumeremo in questa attesa, mentre la nostra mente genera spettri sempre più raccapriccianti.

Di certo il miglior modo di governare il territorio, di creare le premesse per una civile e proficua convivenza, per integrare e per sconfiggere le frange di illegalità.

La paura è una spirale, la paura si nutre di se stessa e cresce all’impazzata, la paura rende orbi. Arriverà un giorno in cui non riconosceremo il diritto a esistere a nessun essere umano diverso da noi. La paura evoca l’odio. Ma cosa ci fa credere di essere migliori? Quando osservo certe persone e le ascolto buttare fuori odio verso uomini e donne di altri paesi, con i volti contratti dalla rabbia, i pensieri ottusi e per questo esiziali, i sentimenti inariditi, mi chiedo cosa li spinge a considerarsi così superiori. Ho incontrato una donna a San Donato: si sarebbe buttata nel fuoco per salvare un cane incatenato dal padrone, ma avrebbe volentieri buttato nel fuoco tutti gli “extrace” (come amava definirli). Ed era così tragicamente e grottescamente inumana, nel senso che aveva perso ogni segno di appartenenza alla specie umana. Come altre donne viste in televisione a protestare contro l’insediamento nel loro quartiere di qualche comunità straniera e stracciona. Perché, a ben pensarci, il problema è la razza o il censo? Siamo razzisti, ed è bene che impariamo a chiamarci con il nome che con tanto onore ci siamo guadagnati sul campo, o classisti?

Alla Commissione commercio spira un vento di chiusura. Il territorio è una fortezza da difendere contro tutti i possibili nemici.

Intanto si pensa di organizzare sugli ultimi scorci dell’anno una festa dell’integrazione con bancarelle etniche. Con chi se la prenderanno in quell’occasione in cui bisognerà convivere serenamente con l’uomo nero? Nessun problema: uno dei consiglieri di forza italia propone di dedicarla al cinquantenario della nascita dell’Europa unita, il consigliere dei verdi all’anno europeo delle pari opportunità. E impagabile dalle poltrone della maggioranza qualcuno dice: “bene, così faremo la festa alle donne”.

C’era una volta …
Riferimenti: Martesana Due

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LEGGE DAMIANO

22 Maggio 2007 Commenti chiusi

L’Azienda stabilizza i precari e licenzia i tempi indeterminati
Un’azienda come tante nel nostro Paese. Questa volta si tratta di una holding della comunicazione. Del gruppo Kinnevik fanno parte Tele2 e Transcom, vale a dire la compagnia telefonica che opera in tutta Europa e il call center che ne accompagna la gestione della clientela. In Italia vi lavorano oltre 2000 persone tra le sedi di Milano (Cernusco sul Naviglio), Aquila, Lecce e Bari, dei quali solo 705 sono assunti a Tempo Indeterminato col contratto del commercio.

Ora è necessario stabilizzare come dice la Legge Damiano che distingue senza più ambiguità il lavoro subordinato da quello a progetto.

Nei call-center di Tele2, accanto ai lavoratori a tempo indeterminato operano da anni colleghi la cui unica differenza sta nel contratto e non certo nella mansione svolta. Progetto, Job Sharing, Somministrazione, Inserimento, Reinserimento.

Tutte categorie che assicuravano all’azienda un risparmio netto rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato con contributi, malattia, ferie e permessi garantiti dalla legge. Categorie di lavoratori a scadenza che prevedevano l’assunzione di almeno una percentuale degli stessi (vedi Inserimento e Reinserimento) pena per l’azienda l’impossibilità di riutilizzare simili contratti nei successivi due anni. Ma l’economia di oggi è sì globale, ma parcellizzata nella sua esecuzione produttiva.

Capita così che il call-center di Tele2 faccia ruotare l’assunzione di lavoratori con contratti a tempo determinato come l’Inserimento su tutte le sue sedi. Due anni a Milano, poi altri due all’Aquila, poi a Lecce, a Bari, infine si torna a Milano e la legge non c’è più.

Il giro sarebbe continuato a Tunisi ove è stato aperto l’ultimo call-center per il Customer Care di Tele2 Italia, ma da quelle parti la legislazione del lavoro è diversa e già si risparmia sul costo del lavoro senza bisogno di scomodare Treu, Maroni e Damiano.

Scaduto il termine del 30 aprile saranno gli ispettori ad intervenire e imporre la stabilizzazione dei precari che svolgono lavoro subordinato secondo il contratto in essere nell’unità produttiva. Ma il tentativo di mettere ordine nel settore, così come negli altri in cui è cresciuto l’utilizzo e l’abuso delle nuove forme contrattuali introdotte dalla Legge 30, pare non determinare un’immediata correzione di rotta.

Le imprese resistono o propongono, come nel caso del call-center di Tele2, la stabilizzazione di soli 300 lavoratori precari e il parallelo licenziamento di 350 a tempo indeterminato che potranno diventare 400 o 500. Insomma, se devo fare spazio allora preferisco quelli che stabilizzo adesso e a condizioni economiche più basse. L’arma del ricatto viene utilizzata senza timore e il problema risulta concretamente rovesciato. Per salvare il bambino muore il fratello.

L’amministratore delegato del call-center di Tele2 motiva tale fantasiosa proposta con la differenza del costo del lavoro rispetto alla concorrenza. Considerando ciò che è accaduto in questi ultimi anni è indubbio che questo sia vero. Ma è altrettanto vero che le imprese in Italia non hanno più alcuna tendenza ad aumentare il profitto con strumenti che non siano il taglio del costo del lavoro. Il valore aggiunto di un’azienda è il suo management che deve essere capace di realizzare l’espansione del business attraverso l’innovazione, la razionalizzazione dei processi produttivi, il marketing.

Ma la tendenza al ribasso sul costo del lavoro ha creato in questi ultimi anni in Italia anche un ribasso della qualità delle c.d. risorse umane. Le aziende hanno pensato bene che per gestire un universo di precari fosse sufficiente una manciata di giovani dalla buona volontà anche se dal poco sapere.

Non servono le statistiche. Basta guardarsi intorno per vedere in che mani sono finite la maggior parte delle imprese italiane, grandi e piccole. Serve invece prendere nota di quanto fatto dall’amministratore delegato della FIAT che giunto in un’azienda data per morta, ha saputo ridare slancio e futuro. Non lo ha fatto con le parole e neanche licenziando le tute blu. Ha diminuito di 400 unità la classe manageriale che troppo pesava sulla produzione senza dare innovazione e sviluppo. I nuovi progetti e la capacità di dialogare con le banche che ormai possedevano l’azienda torinese hanno fatto il resto.

L’amministratore delegato del call-center di Tele2, benché sia a capo di una delle più importanti aziende del settore in Italia, è in leggera controtendenza. Ha scelto di ricattare i sindacati proponendo un inaccettabile scambio a fronte di una legge che per prima cerca di mettere ordine nel mercato del lavoro impedendogli di sfruttare il lavoratore subordinato con una paga pari alla metà di quella regolare. Ne assumo solo 300, ma rischio di licenziarne 350, forse 400, dipende dai bilanci semestrali.

In questo caso pare che Damiano abbia aperto due porte. Una per entrare, l’altra per uscire. Ma non era un po’ diverso l’obiettivo della legge?
Riferimenti: Martesana Due

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Razzismo, la ricerca perenne del capro espiatorio

22 Maggio 2007 1 commento

Dopo aver pubblicato in prima pagina una lettera intitolata “Aiuto, sono di sinistra ma sto diventando razzista” e la risposta acquiescente di Corrado Augias, il quotidiano “La Repubblica” ha avviato il 7 maggio un forum on line, inaugurato da una domanda faziosa e fuorviante: “E’ razzismo chiedere di rispettare le leggi?”.
Si tratta, in realtà, dell’avvio di una campagna che sovrappone artificiosamente temi e questioni indipendenti fra loro e il cui fine sembra essere il sostegno alla cultura sicuritaria del nascente partito democratico.
Come cittadini e cittadine di sinistra, respingiamo l’assioma, sostenuto dal Ministro Amato in un’intervista pubblicata lo stesso giorno dal medesimo quotidiano, secondo il quale per accrescere il consenso dell’opinione pubblica la sinistra italiana avrebbe di fronte a sé una sola strada: far proprio l’approccio sicuritario e poliziesco proposto dalle destre in Italia ed esemplificato dalla vittoria in Francia di Sarkozy, il quale avrebbe vinto perché “ha affermato l’esigenza di una grande difesa dalla criminalità e dalle invasioni straniere”.
E’ un’operazione politica e culturale che conosciamo bene.
Da tempo le destre, per calcolo o vocazione, cavalcano in modo demagogico il tema della sicurezza sovrapponendolo a quello delle politiche migratorie. Spesso la sinistra ha cercato d’imitarle o se ne è fatta ricattare, mostrando così la propria subalternità culturale.
Il tema della sicurezza sociale sembra scomparso dall’agenda politica in favore di altre priorità: non riduzione delle disuguaglianze sociali, non politiche sociali, di redistribuzione del reddito, di risoluzione del disagio abitativo, di riqualificazione delle periferie urbane, di miglioramento della legislazione sul lavoro, ma l’irrigidimento delle politiche migratorie, l’aumento delle forze di pubblica sicurezza, l’incremento del ricorso alla repressione.
In questo contesto, la figura dello straniero è scelta deliberatamente come capro espiatorio su cui proiettare le contraddizioni sociali.
I mass media assecondano l’operazione: i titoli allarmistici su episodi di cronaca nera che hanno come protagonisti cittadini stranieri fanno vendere molto di più di quelli che segnalano i casi nella realtà ben più numerosi- in cui gli stranieri sono vittime.
Noi non ci stiamo: la presenza di cittadini stranieri nel nostro paese non è la causa del peggioramento delle nostre condizioni di vita; la sicurezza delle nostre città dipende molto più dalle condizioni sociali ed economiche dei cittadini e dalle politiche promosse per migliorarle che dal numero di operatori di pubblica sicurezza sul territorio.
Sollecitiamo i membri del Governo, i rappresentanti delle istituzioni, gli intellettuali a prendere le distanze da campagne di tal fatta, venate da demagogia e intolleranza.
Invitiamo i cittadini e le cittadine democratiche a discutere e a contrastare in ogni occasione la logica del capro espiatorio, nemica della pacifica convivenza fra cittadini di diversa origine.
Chiediamo ai media democratici di non prestare il fianco a campagne di stampo xenofobo e razzista e di avviare su questi temi una riflessione d’ampio respiro culturale.

Per adesioni: antirazzismo@lunaria.org

Bocciato il megaparcheggio di via Dei Transiti

22 Maggio 2007 1 commento

Martedì 15 maggio il consiglio di zona ha bocciato il progetto che prevedeva oltre 300 box nei giardini di via dei transiti.
Gli unici a votare a favore sono stati i consiglieri di Forza italia (tranne uno che non ha partecipato al voto), della Lega e il solito della lista Di Pietro; contro Ulivo, Rifondazione, An, Verdi, lista Dario Fo, Rosa nel pugno, Comunisti italiani, lista Ferrante e Udc…….
Questo risultato è stato possibile soprattutto grazie alla mobilitazione dei cittadini residenti nei palazzi adiacenti il giardino e del loro comitato particolarmente attivo in questi mesi.
Sono invece stati approvati, nel mese scorso, gli altri due progetti riguardanti il piazzale Martesana (Gorla) e via Valtorta….. Quasi mille box che richiameranno nuove macchine, traffico e inquinamento su un asse viario già soffocato come quello di viale Monza e che daranno ulteriore fiato alla speculazione edilizia.
Infatti molti di questi box, esaurita la piccola richiesta dei residenti, verranno affidati alle agenzie immobiliari per essere immessi sul mercato e rinfocolare la bolla del mattone in una città ormai dove la fanno da padroni gli immobiliaristi, i costruttori e le loro colate di cemento in qualsiasi angolo libero: terminati e devastati i grandi spazi delle aree dismesse si passa a quelli più piccoli e al sottosuolo; chi si ferma è perduto, pazienza se la città scoppia di inquinamento e traffico.
Del resto basta osservare quanto sta succedendo in queste settimane:
- nonostante le proteste degli abitanti, abbattuta quasi interamente la stecca degli artigiani all’Isola, come segnale d’avvio dei progetti integrati Repubblica-Garibaldi;
- nell’area Marelli-Adriano si stanno dando i permessi a costruire, tra i principali protagonisti il costruttore e immobiliarista Pasini, candidato sindaco di Forza italia a Sesto San Giovanni, ma un posticino o meglio una palazzina di 20 piani non la si nega a nessuno, come a 2 coop rosse (ma dove?);
- in fondo a viale Monza nell’area ex Coca cola una enorme colata di cemento sta distruggendo quel territorio;
- l’immobiliarista romano Coppola in carcere per vari reati, tra cui riciclaggio, proprietario di grandi aree della nostra città, come quella a porta Vittoria (questo signore insieme a Ricucci aveva tentato la scalata al Corriere della sera);
- l’area dei mercati generali in mano alla ndrangheta e alle sue società, arrestati diversi boss, si sta indagando sulla connivenza con funzionari, amministratori e politici.
Sembrano scene tratte da Le mani sulla città e invece siamo nella Milano del terzo millennio.
Riferimenti: da Martesana Due

Sempre sul diritto allo studio nella nostra zona

16 Aprile 2007 Commenti chiusi

Scrivo al ritorno dalla riunione della Commissione Diritto allo Studio del 4 aprile 2007.

Animata, spesso aspra… ma, ritengo, salutare e aperta a nuove prospettive.

Finalmente sono state affrontate, seppur rapidamente e nel calore di un incontro molto combattuto, le questioni che toccano la sostanza del diritto allo studio.

Riformulo in questo mio contributo una proposta di consapevolezze che spero possano aiutare ad intraprendere un percorso nuovo e, auspicabilmente, condiviso.

Le Fonti normative.
Una legge regola la destinazione dei fondi per il Diritto allo Studio, si tratta della legge regionale 20 marzo 1980, n.31. Essa prevede le finalità e gli ambiti di erogazione dei fondi.

Ad essa occorre riferirsi, se non si vuole compiere atti illegittimi, in contrasto con lo spirito e la lettera della norma voluta dal legislatore.

Finalità.
Le norme sono chiare e ben orientate. Si tratta di destinare fondi che aiutino le scuole nel loro compito di attenuare, se non eliminare, i disagi scolastici che molti bambini incontrano nel loro percorso di apprendimento. Fondi utili a promuovere e valorizzare attività didattiche non genericamente definibili come educative, ma specificamente orientate a favorire lacquisizione da parte di tutti gli alunni di quelle conoscenze e competenze che permettano loro di potersi inserire da cittadini consapevoli e capaci nella realtà sociale e lavorativa.

Ruoli e funzioni.
Il Consiglio di Zona deve assumere finalmente un ruolo dinamico, propositivo e trainante rispetto alla definizione e allattuazione di una politica scolastica per il territorio, cercando tenacemente di ricostruire un rapporto di fiducia e di collaborazione con i Dirigenti delle scuole, ritenendo un obiettivo prioritario il loro coinvolgimento, in particolare nelle scelte per il diritto allo studio.

Il ruolo dei Dirigenti Scolastici e dei collegi docenti deve tornare ad essere centrale in una politica mirata a fornire unofferta scolastica di qualità alla popolazione del quartiere.

Essi non possono sottrarsi a questo confronto. Devono anzi sostenere un nuovo percorso di collaborazione e di impegno con il Consiglio di Zona, percorso indispensabile se si vogliono favorire scelte consapevoli condivise, mirate e quindi più efficaci.

Tempi e procedure.
Processi di tale natura richiedono una procedura trasparente, condivisa e rigorosa e tempistiche adeguate. Alcuni passaggi mi sembrano fondamentali.

E necessario predisporre strumenti che aiutino a conoscere la realtà spesso drammatica vissuta dalle scuole nel loro impegno per offrire a tutti gli alunni efficaci opportunità di apprendimento.

Potrebbero essere: un osservatorio permanente sul disagio e una conferenza programmatica sulla scuola da convocare ogni anno nel mese di settembre.

Questi momenti aiuterebbero nellindividuazione delle emergenze dellapprendimento, dei criteri per la presentazione e la valutazione dei progetti e per lassegnazione dei fondi.

Costituzione di un gruppo ristretto misto, formato dai rappresentanti del Consiglio di Zona, da Dirigenti Scolastici, da Presidenti dei Consigli di Istituto ( una decina in tutto), che valuti la qualità dei progetti didattici secondo, ovviamente, criteri trasparenti e condivisi, al fine della erogazione dei fondi.

Lo stesso gruppo, al termine dellanno scolastico, potrebbe valutare la ricaduta didattica dei progetti sia sugli esiti degli alunni sia sulla qualità dellofferta formativa delle singole scuole o delle scuole del territorio che decidano di lavorare in rete.

Criteri per lerogazione dei fondi.
La soluzione più equilibrata, al momento, per lerogazione alle scuole dei fondi può, a parer mio, essere individuata nel rapporto 60 ( relativo ai parametri quantitativi: numero alunni, alunni in situazione di disagio scolastico e/o personale) /40 (relativo a progetti chiaramente orientati)

Considerate le finalità della legge, nella destinazione dei fondi dovranno essere privilegiate le scuole con significative presenze bisognose di sostegno.

I progetti.
Rivestono una valenza importantissima nel piano dellofferta formativa di una scuola, purché siano assunti effettivamente dal Collegio Docenti, siano finalizzati alla attuazione di esperienze didattiche mirate al recupero e/o al potenziamento delle competenze fondamentali degli alunni e siano rigorosamente impostati e valutati.

Essi devono costituire insomma una risorsa che promuova apprendimenti, innovazione e competenze professionali.

Ovviamente non deve trattarsi di progetti genericamente definibili come educativi.